I dati ce li hai già. Il problema è che non ti dicono niente.
Quasi ogni azienda ha Google Analytics installato e non lo apre mai. Non è pigrizia: è che misura cose che non servono a decidere. Lavoro perché i numeri rispondano alle domande che ti fai davvero, e non a quelle che il tool sa già rispondere.
Non guardo le vanity metrics: guardo cosa cambia il fatturato
Cosa vorresti riuscire a capire?
Nessuno chiede “web analytics”. Si chiede perché quel prodotto non vende, o dove finiscono i soldi delle campagne. Trova la tua domanda qui sotto.
Non so se sto misurando le cose giuste
È il punto di partenza di quasi tutti i progetti, e quello che determina il valore di tutto il resto.
Spendo in pubblicità e non rende
Prima di alzare il budget conviene capire dove si perde chi ha già cliccato.
I report li guardo e resto come prima
Un cruscotto che nessuno apre è un costo, non uno strumento.
Vorrei sapere cosa succederà, non cosa è successo
Si può fare, ma solo quando la base di dati è in ordine. Prima no.
Se non sai in quale ti riconosci, va bene lo stesso: quasi sempre la domanda giusta salta fuori parlando.
Come lavoro sui dati
Tre regole che valgono su tutti i progetti, dalla consulenza alla dashboard più complessa.
Quando i dati standard non bastano
Google Analytics conta le pagine viste. Per rispondere alle domande che contano servono spesso dati che nessuno stava raccogliendo, quindi mi sono costruito gli strumenti per raccoglierli.
Nexavior
Tracciamento avanzato: registra i comportamenti delle persone sul sito, non solo dove passano.
Lucentix
Incrocia i dati e li interroga con l’aiuto dei modelli, per far emergere relazioni che in una tabella non si vedono.
SybilLM
La parte previsionale: stima come si muoveranno i numeri, dicendo anche quanto c’è da fidarsi.
Non devi comprarli né impararli: sono il motivo per cui posso lavorare su dati che altrove non esistono.
La web analytics la insegno, oltre che farla
Spiegarla a chi poi deve deciderci qualcosa è il modo migliore per tenerla concreta.
Da docente
Docenza in Web Analytics
24ORE Business School
- Insegno Web Analytics per una delle scuole di formazione manageriale più conosciute in Italia.
- E per altre realtà formative: è la materia che spiego più spesso da anni.
Spiegare l’analisi a chi poi deve deciderci qualcosa obbliga a togliere il superfluo. Resta quello che serve.
Da docente
Master in Intelligenza Artificiale per i Processi Aziendali
UNINFORM Group
- Insegno il Modulo 2, “Data Management e Cloud Basics: il carburante dell’AI”: le fondamenta senza cui in azienda l’AI non regge.
- Un percorso da 300 ore d’aula più sei mesi di stage, con un network di oltre 750 aziende.
- Si lavora sugli strumenti veri (ChatGPT, Claude, Copilot, n8n, Make), non su software accademici.
Insegnare a un’aula di professionisti costringe a semplificare senza banalizzare. È lo stesso metodo che porto in azienda.
Da allievo
Executive Master “Intelligenza Artificiale e scelte manageriali”
Politecnico di Torino, con Deloitte
- 100 ore sull’integrazione dell’AI nelle strategie aziendali e nel modello di business.
- Machine learning, deep learning e NLP visti dal lato delle decisioni, non del codice.
- Edizione 2026, coordinamento scientifico dei professori Emilio Paolucci ed Elisabetta Raguseo.
Serve a non vendervi l’AI come magia: so anche dove non conviene usarla.
E oltre quindici anni di digital marketing, che è dove si impara quali numeri contano e quali fanno solo scena.
Progetti in cui i numeri hanno deciso
In entrambi i casi la parte lunga non è stata l’analisi: è stata capire cosa valeva la pena misurare.
Qual è la domanda a cui non riesci a rispondere?
Partiamo da quella invece che dalle fonti dati. In mezz’ora si capisce se i numeri per rispondere ci sono già, se vanno raccolti, o se la domanda va riformulata — cosa che succede più spesso di quanto sembri.
Rispondo io, non un modulo automatico.