Tradurre il sito non significa vendere all’estero
È l’errore che costa di più: si traduce tutto, si mette la bandierina in alto a destra, e le visite dall’estero restano quelle di prima. Perché in un altro mercato le persone cercano con parole diverse, e perché senza la struttura giusta Google non capisce nemmeno a chi mostrare cosa.
Architetture tecniche e keyword localizzate, lingua per lingua
La differenza fra tradurre e posizionarsi
Sembra una sfumatura ed è la ragione per cui la maggior parte dei siti multilingua non porta un cliente.
Un sito tradotto
Quello che si fa di solito
- Le pagine sono le stesse, scritte in un’altra lingua.
- Le parole chiave sono la traduzione letterale di quelle italiane.
- Spesso manca l’hreflang, o è impostato male.
- Google mostra la versione sbagliata al paese sbagliato.
- Il contenuto parla di un mercato che non è quello del lettore.
Un sito localizzato
Quello che serve per vendere
- Le pagine nascono da come si cerca in quel paese.
- Le keyword si ricavano dai dati locali, non dal dizionario.
- Architettura chiara: sottocartelle, sottodomini o domini.
- Hreflang coerente, così ognuno vede la sua versione.
- Riferimenti, valute e obiezioni tipiche di quel mercato.
Il caso classico: in Italia si cerca “preventivo”, in Germania si cerca il prodotto con la sigla tecnica. La traduzione è corretta e la pagina non la trova nessuno.
Tre situazioni in cui mi chiamano
Il punto di partenza cambia parecchio il lavoro, e anche i tempi. Quasi sempre si rientra in uno di questi tre.
Si comincia dalla struttura, sempre
La prima decisione è anche la più difficile da cambiare dopo: dove vivono le altre lingue. Sottocartella, sottodominio o dominio nazionale sono tre strade con costi e vantaggi diversi, e la risposta dipende da quanto conti di investire in quei mercati.
Poi c’è l’hreflang, che sulla carta è banale e in pratica è dove sbagliano quasi tutti: va dichiarato in modo reciproco su ogni versione, altrimenti Google lo ignora e continua a mostrare la pagina sbagliata al paese sbagliato.
Solo a quel punto si guardano le parole. Si parte dai dati di ricerca di quel paese, non dalla traduzione delle keyword italiane — ed è lì che di solito si scopre che il prodotto lo cercano con un nome a cui nessuno aveva pensato.
Sottocartella, sottodominio o dominio nazionale
Le tre strade non si equivalgono, e la differenza non è tecnica: è quanta autorevolezza già guadagnata riesci a portarti dietro sul mercato nuovo.
| Struttura | Com’è fatta | Cosa eredita dal sito attuale | Quando conviene |
|---|---|---|---|
Sottocartellasito.it/de/ |
Tutte le lingue vivono dentro un dominio solo | Quasi tutto: l’autorevolezza del dominio principale vale anche per la versione nuova | Nella grande maggioranza dei casi. È da qui che parto se non ci sono motivi per fare diversamente |
Sottodominiode.sito.it |
Un sito vicino ma separato, con impostazioni sue | Poco: Google lo tratta in buona parte come un sito a sé | Quando i mercati hanno team, piattaforme o cataloghi separati e devono muoversi in autonomia |
Dominio nazionalesito.de |
Un sito indipendente per ogni paese | Niente: si riparte da zero, link compresi | Quando il marchio è già forte in quel paese e c’è la volontà di presidiarlo con continuità |
La domanda da farsi non è quale sia la migliore in assoluto, ma quanto sei disposto a ricostruire da capo. Un dominio nazionale è la scelta più forte e la più lenta: sotto una certa soglia di presenza sul mercato, costa più di quanto renda.
Su più lingue serve automatizzare i controlli
Verificare a mano l’hreflang di un sito in cinque lingue è impossibile. Per questo alcune analisi le faccio fare a strumenti miei.
Maphira
Scansiona tutte le versioni linguistiche insieme e verifica hreflang, canonical e duplicati: i controlli li decido io, non una check-list standard.
Lucentix
Confronta come vanno i diversi mercati, così si capisce dove conviene investire e dove si sta solo traducendo.
In quali paesi vuoi vendere davvero?
Da lì si parte, non dalle lingue. Spesso conviene fare bene un mercato solo invece che male cinque — e in mezz’ora si capisce quale, e se quello che hai già è recuperabile o va rifatto.
Rispondo io, non un modulo automatico.