SEO multilingua

Tradurre il sito non significa vendere all’estero

È l’errore che costa di più: si traduce tutto, si mette la bandierina in alto a destra, e le visite dall’estero restano quelle di prima. Perché in un altro mercato le persone cercano con parole diverse, e perché senza la struttura giusta Google non capisce nemmeno a chi mostrare cosa.

Parliamo dei tuoi mercati

Architetture tecniche e keyword localizzate, lingua per lingua

Mirko Ciesco, consulente SEO

La differenza fra tradurre e posizionarsi

Sembra una sfumatura ed è la ragione per cui la maggior parte dei siti multilingua non porta un cliente.

Un sito tradotto

Quello che si fa di solito

  • Le pagine sono le stesse, scritte in un’altra lingua.
  • Le parole chiave sono la traduzione letterale di quelle italiane.
  • Spesso manca l’hreflang, o è impostato male.
  • Google mostra la versione sbagliata al paese sbagliato.
  • Il contenuto parla di un mercato che non è quello del lettore.

Un sito localizzato

Quello che serve per vendere

  • Le pagine nascono da come si cerca in quel paese.
  • Le keyword si ricavano dai dati locali, non dal dizionario.
  • Architettura chiara: sottocartelle, sottodomini o domini.
  • Hreflang coerente, così ognuno vede la sua versione.
  • Riferimenti, valute e obiezioni tipiche di quel mercato.

Il caso classico: in Italia si cerca “preventivo”, in Germania si cerca il prodotto con la sigla tecnica. La traduzione è corretta e la pagina non la trova nessuno.

Tre situazioni in cui mi chiamano

Il punto di partenza cambia parecchio il lavoro, e anche i tempi. Quasi sempre si rientra in uno di questi tre.

Siti aziendali
multi-paese

Un’azienda italiana che si apre a nuovi mercati. Qui si decide l’architettura prima di tutto — sottocartelle, sottodomini o domini nazionali — perché è la scelta che poi non si torna più indietro a cambiare senza costi. Poi si localizzano contenuti e keyword mercato per mercato.

Ecommerce
internazionali

Il caso più tecnico: cataloghi tradotti, valute e spedizioni diverse, migliaia di pagine prodotto che si duplicano fra lingue. Si lavora su canonical, hreflang e gestione dei duplicati, perché a questa scala un errore di impostazione si moltiplica per tutto il catalogo.

Traduzioni automatiche
da rimettere in ordine

Il più frequente. Un plugin ha tradotto tutto in automatico, il sito ha smesso di posizionarsi anche in italiano e nessuno sa perché. Si parte dal capire cosa ha combinato, spesso si toglie più di quanto si aggiunge, e il recupero si vede prima di quanto ci si aspetti.

Si comincia dalla struttura, sempre

La prima decisione è anche la più difficile da cambiare dopo: dove vivono le altre lingue. Sottocartella, sottodominio o dominio nazionale sono tre strade con costi e vantaggi diversi, e la risposta dipende da quanto conti di investire in quei mercati.

Poi c’è l’hreflang, che sulla carta è banale e in pratica è dove sbagliano quasi tutti: va dichiarato in modo reciproco su ogni versione, altrimenti Google lo ignora e continua a mostrare la pagina sbagliata al paese sbagliato.

Solo a quel punto si guardano le parole. Si parte dai dati di ricerca di quel paese, non dalla traduzione delle keyword italiane — ed è lì che di solito si scopre che il prodotto lo cercano con un nome a cui nessuno aveva pensato.

Struttura di un sito multilingua vista dai motori di ricerca

Sottocartella, sottodominio o dominio nazionale

Le tre strade non si equivalgono, e la differenza non è tecnica: è quanta autorevolezza già guadagnata riesci a portarti dietro sul mercato nuovo.

Sottocartella, sottodominio o dominio nazionale
Struttura Com’è fatta Cosa eredita dal sito attuale Quando conviene
Sottocartella
sito.it/de/
Tutte le lingue vivono dentro un dominio solo Quasi tutto: l’autorevolezza del dominio principale vale anche per la versione nuova Nella grande maggioranza dei casi. È da qui che parto se non ci sono motivi per fare diversamente
Sottodominio
de.sito.it
Un sito vicino ma separato, con impostazioni sue Poco: Google lo tratta in buona parte come un sito a sé Quando i mercati hanno team, piattaforme o cataloghi separati e devono muoversi in autonomia
Dominio nazionale
sito.de
Un sito indipendente per ogni paese Niente: si riparte da zero, link compresi Quando il marchio è già forte in quel paese e c’è la volontà di presidiarlo con continuità

La domanda da farsi non è quale sia la migliore in assoluto, ma quanto sei disposto a ricostruire da capo. Un dominio nazionale è la scelta più forte e la più lenta: sotto una certa soglia di presenza sul mercato, costa più di quanto renda.

Su più lingue serve automatizzare i controlli

Verificare a mano l’hreflang di un sito in cinque lingue è impossibile. Per questo alcune analisi le faccio fare a strumenti miei.

Live

Maphira

Scansiona tutte le versioni linguistiche insieme e verifica hreflang, canonical e duplicati: i controlli li decido io, non una check-list standard.

Live

Lucentix

Confronta come vanno i diversi mercati, così si capisce dove conviene investire e dove si sta solo traducendo.

In quali paesi vuoi vendere davvero?

Da lì si parte, non dalle lingue. Spesso conviene fare bene un mercato solo invece che male cinque — e in mezz’ora si capisce quale, e se quello che hai già è recuperabile o va rifatto.

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