AI Audit per aziende

Tutti dicono di usare l’AI. Nessuno vi dice dove.

Il rischio non è restare indietro: è spendere mesi e budget sul processo sbagliato. Un audit serve a scoprire, con i vostri numeri alla mano, quali attività conviene davvero automatizzare, e quali è meglio lasciare stare.

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Si parte dai processi che avete, non da una lista di strumenti

Mirko Ciesco, consulente AI

I tre modi in cui si buttano via soldi con l’AI

Li vedo ripetersi in aziende molto diverse fra loro, e hanno tutti la stessa causa: si è partiti dallo strumento invece che dal problema.

Licenze
che nessuno apre

Si comprano gli abbonamenti per tutto il team perché “bisogna esserci”. Dopo tre mesi li usano in due, e il rinnovo automatico continua a partire lo stesso. È la spesa più facile da tagliare e quella che nessuno guarda mai.

Progetti pilota
che non finiscono

Parte un progetto su qualcosa di appariscente, magari un chatbot. Funziona in demo, poi si scontra con i dati veri dell’azienda e resta a metà. Brucia mesi e, soprattutto, la fiducia interna: la prossima volta nessuno vuole riprovarci.

Automazioni
sul processo sbagliato

Si automatizza l’attività che era più semplice da automatizzare, non quella che pesava di più. Il risultato tecnicamente funziona ma non si vede in nessun numero, e a quel punto è difficile giustificare l’investimento successivo.

Come decido dove l’AI conviene

Ogni attività che trovo in azienda finisce in uno di questi quattro riquadri. Non è una classifica di strumenti: è una classifica di vostre attività, fatta con i vostri tempi e i vostri volumi.

Alto impatto · Basso sforzo

Si parte da qui

Attività ripetitive, ad alto volume, con regole chiare. Si automatizzano in poche settimane e il risparmio si vede subito in ore di lavoro liberate.

  • Prime bozze di testi e risposte ricorrenti
  • Smistamento e classificazione delle richieste in entrata
  • Report che oggi qualcuno assembla a mano ogni settimana

Alto impatto · Alto sforzo

Da mettere a piano

Vale la pena farli, ma non per primi: richiedono dati puliti, integrazioni o un cambio di abitudini. Si affrontano quando i quick win hanno già creato fiducia interna.

  • Assistenti collegati a CRM o gestionale
  • Previsioni su domanda e magazzino
  • Ricerca interna su anni di documenti aziendali

Basso impatto · Basso sforzo

Solo se avanza tempo

Si fanno in un pomeriggio e fanno piacere, ma non spostano nessun numero. Utili semmai come esercizio per far prendere confidenza al team.

  • Riassunti delle riunioni
  • Riscrittura di post e microcopy

Basso impatto · Alto sforzo

Qui vi dico di no

È il quadrante che quasi nessuno vi mostrerà, perché è quello che non si vende. Sono i progetti che costano mesi, richiedono supervisione continua e non restituiscono niente di misurabile.

  • Automatizzare decisioni che richiedono responsabilità legale
  • Costruire modelli su dati che l’azienda non ha ancora
  • Sostituire persone dove il valore sta proprio nella relazione

Se dall’audit esce che il quadrante più pieno è l’ultimo, ve lo dico e ci fermiamo lì. Vi è costata un’analisi invece di un anno.

Tre passaggi, nessuna sorpresa

Non serve che prepariate niente in anticipo: si parte guardando come lavorate adesso.

1. Guardo
come lavorate

Parlo con chi fa il lavoro tutti i giorni, non solo con chi lo coordina. Mappo le attività ricorrenti, quanto tempo prendono davvero e dove si accumulano i colli di bottiglia. È la parte che richiede più ascolto e meno tecnologia.

2. Misuro
e verifico i dati

Controllo se i dati che servirebbero esistono, dove stanno e in che stato sono. È il passaggio che salta sempre chi vende AI: senza dati utilizzabili molte idee ottime restano idee, e meglio scoprirlo adesso.

3. Metto
in ordine di priorità

Ogni opportunità finisce nella matrice, con una stima di impatto, di sforzo e degli strumenti che servono. Esce un piano in cui si capisce da dove partire lunedì e cosa rimandare a dopo.

Cosa vi resta quando ho finito

Un audit che produce solo una presentazione è tempo perso. Quello che consegno deve poter essere usato anche senza di me.

La mappa
delle attività

L’elenco dei vostri processi con quanto tempo costano oggi e quanto ne costerebbero automatizzati. Serve anche fuori dall’AI: molte aziende scoprono qui sprechi che si risolvono senza tecnologia.

Le priorità,
in ordine

La matrice compilata con le vostre attività, non con esempi generici. Con la stima di quanto costa ogni intervento e in quanto tempo rientra, così la decisione la potete prendere voi.

Cosa serve
per partire

Strumenti, competenze che avete già in casa e quelle che mancano. Se serve formazione lo dico, e se basta una persona che ci metta mano lo dico lo stesso, anche quando non sono io.

Perché dovreste sentire me

Insegno l’AI a professionisti e allo stesso tempo continuo a studiarla. Serve soprattutto a una cosa: sapere dove non arriva.

Da docente

Master in Intelligenza Artificiale per i Processi Aziendali

UNINFORM Group

  • Insegno il Modulo 2, “Data Management e Cloud Basics: il carburante dell’AI”.
  • È esattamente il tema di un audit: senza dati in ordine, l’AI in azienda non parte.

Un percorso da 300 ore d’aula più sei mesi di stage, con un network di oltre 750 aziende.

Da docente

“Intelligenza artificiale: tecnica e creatività nel digital marketing”

Studio Samo

  • Luglio 2025, per una delle realtà storiche della formazione digitale in Italia. Un’aula di professionisti, che le basi le ha già.
  • Dalle tecniche di prompting (prompt chaining, chain of thought, raffinamento a più passaggi) fino agli script Google Ads scritti col modello e al report di campagna che il modello legge da uno Sheet.
  • Con dentro la domanda che in questi corsi non fa quasi nessuno: come si lavora sui dati dei clienti senza consegnarli a un modello, costruendo nomenclature e flussi che li tengono anonimi.

Sei blocchi di esercizi fatti in diretta con l’aula. Davanti a dei professionisti la teoria la verificano mentre gliela racconti, quindi tanto vale provarla subito.

Da allievo

Executive Master “Intelligenza Artificiale e scelte manageriali”

Politecnico di Torino, con Deloitte

  • 100 ore sull’integrazione dell’AI nelle strategie aziendali e nel modello di business.
  • L’AI vista dal lato delle decisioni, che è il lato da cui si fa un audit.

Edizione 2026, coordinamento dei professori Emilio Paolucci ed Elisabetta Raguseo.

Da allievo

Percorso di carriera Machine Learning Engineer

Data Masters

  • Il percorso intero: machine learning classico, reti neurali, deep learning e reinforcement learning, con sotto la matematica e la statistica che li reggono.
  • E la parte che in azienda decide tutto: ML-Ops, cioè il momento in cui un modello smette di essere un esperimento e comincia a girare in produzione.
  • Livello avanzato, con certificazione finale verificabile.

In un audit è la credenziale che conta di più: dire quanto costa davvero una strada prima di consigliarla, e quando conviene non prenderla.

Prima di tutto questo ci sono dieci anni passati a ottimizzare siti e dati di aziende vere. È da lì che so distinguere un’opportunità da una demo che fa scena.

Con cosa lavoro durante l’analisi

Non sono strumenti che dovete comprare: sono quelli che uso io per arrivare a una risposta motivata invece che a un’opinione.

Live

Lucentix

Incrocio i vostri dati per capire quali attività pesano davvero e quali sembrano solo pesanti.

Live

Otherwaise

Provo sul campo se un processo regge l’automazione, prima di consigliarvi di investirci.

Beta

Pyronyx

Prototipo un agente sul vostro caso reale: in mezza giornata si capisce se la strada esiste.

Il vantaggio è semplice: quello che vi propongo l’ho già provato, non l’ho letto da qualche parte.

Partiamo da mezz’ora di chiacchierata

Mi raccontate come lavorate e dove sentite che si perde tempo. Se già da lì capisco che un audit non vi serve, ve lo dico subito: è successo, e mi ha fatto risparmiare tempo quanto a voi.

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Rispondo io, non un modulo automatico.