Migrazione SEO

Il sito nuovo è pronto. È adesso che si rischia di perdere tutto.

Cambio dominio, restyling, nuovo CMS: sono i momenti in cui un sito può dimezzare il traffico da Google in poche settimane. Non perché il sito nuovo sia peggiore, ma perché nessuno si è occupato di dire ai motori che le cose si sono spostate.

Ho una migrazione in arrivo

Meglio chiamarmi prima del lancio che dopo

Mirko Ciesco, consulente SEO

Le due strade dopo un lancio

Partono dallo stesso punto e nel giro di un mese si allontanano parecchio. La differenza non è nel sito: è in cosa è stato fatto prima di premere il pulsante.

Il sito nuovo va online

Migrazione improvvisata

URL cambiati senza redirect, contenuti riscritti da zero, struttura nuova. Google deve reimparare tutto e nel frattempo le posizioni le prendono i concorrenti. Recuperare richiede mesi, e non sempre si torna al punto di prima.

Migrazione preparata

Ogni indirizzo vecchio porta a quello nuovo giusto, i contenuti che funzionavano restano, i dati strutturati sono al loro posto. Per chi visita cambia tutto, per i motori la continuità non si interrompe mai.

Schema illustrativo dell’andamento tipico, non dati di un progetto specifico.

Una migrazione fatta bene si nota perché non succede niente: il traffico prosegue come se il sito non fosse cambiato.

Quando stai facendo una migrazione (anche senza saperlo)

Non serve cambiare dominio per rischiare. Basta molto meno, ed è il motivo per cui tanti siti perdono traffico senza capire perché.

Cambi
dominio

Il caso più evidente e anche il più gestibile, perché nessuno si illude che sia indolore. Serve una mappa completa dei redirect, la Search Console impostata su entrambi i domini e la pazienza di aspettare che Google faccia il passaggio.

Rifai
il sito

Il più sottovalutato. Il dominio resta, quindi sembra che non ci sia niente da migrare — poi si scopre che gli indirizzi delle pagine sono cambiati, i testi sono stati riscritti e mezzo blog è sparito perché “era vecchio”.

Cambi
piattaforma

Da WordPress a Shopify, da PrestaShop a un custom, o anche solo di tema. Ogni piattaforma costruisce gli URL a modo suo, e il passaggio genera centinaia di indirizzi nuovi che nessuno ha mai collegato ai vecchi.

Prima, durante e dopo

Il grosso del lavoro si fa prima del lancio. Chi mi chiama dopo può ancora recuperare, ma è più lungo e più caro.

1. Prima:
la fotografia

Registro tutto quello che il sito attuale ha di valore: quali pagine portano traffico e per quali ricerche, quali hanno link in ingresso, come è fatta la struttura. Senza questa fotografia, dopo non si può nemmeno sapere cosa si è perso — ed è il motivo per cui di solito nessuno se ne accorge.

2. Durante:
la mappa

Ogni indirizzo vecchio deve portare a quello nuovo più simile, non tutti alla home: quello è il modo più veloce per buttare via anni di lavoro. Preparo la mappa completa dei redirect, la faccio verificare a chi sviluppa e la provo prima che il sito vada online.

3. Dopo:
le settimane che contano

Il lancio non è la fine. Nelle settimane successive controllo indicizzazione, posizioni, errori di scansione e Core Web Vitals: se qualcosa si muove nel verso sbagliato c’è ancora tempo per rimediare, ma solo se qualcuno sta guardando.

Gli errori che vedo più spesso

Nessuno di questi è complicato da evitare. Lo diventano solo quando ci si accorge dopo.

Cosa succede di solito

E costa mesi

  • Tutti i vecchi indirizzi puntano alla home.
  • I redirect si fanno “dopo, quando c’è tempo”.
  • Si coglie l’occasione per cancellare contenuti “vecchi”.
  • Il sito nuovo parte con il blocco ai motori ancora attivo.
  • Nessuno guarda i dati per un mese, poi si nota il crollo.

Come lo imposto io

Prima del lancio

  • Ogni indirizzo va alla pagina corrispondente, una per una.
  • La mappa è pronta e provata prima di andare online.
  • Si cancella solo dopo aver guardato cosa portava traffico.
  • Controllo del blocco ai motori come primo passo dopo il lancio.
  • Monitoraggio nelle settimane successive, con un punto fisso.

Il quarto è quello che mi capita più spesso di trovare: il sito è online da due settimane e sta ancora dicendo a Google di non guardarlo.

Il traffico organico è il mio mestiere da dieci anni

È il motivo per cui su una migrazione so dove si perde: ho passato anni a far crescere quello che c’era già.

Badacare

La storia di Badacare Badacare: come raggiungere oltre 5.600 keyword locali senza link building La SEO che vale quanto un […]

Mercato delle Occasioni

La storia di Mercato delle Occasioni Dare valore all’usato e raddoppiare il fatturato con la SEO Il punto di partenza […]

Su migliaia di URL serve automatizzare

Costruire a mano la mappa dei redirect di un sito con diecimila pagine non è realistico. Alcune analisi le faccio fare a strumenti che mi sono costruito.

Live

Maphira

Scansiona il sito vecchio e quello nuovo e confronta le due strutture: è così che vengono fuori gli indirizzi rimasti senza destinazione.

Live

Lucentix

Incrocia traffico e posizionamento per capire quali pagine vanno protette a ogni costo e quali si possono davvero lasciare andare.

Domande frequenti sulla migrazione

Quanto prima del lancio dovrei chiamarti?
Idealmente quando il sito nuovo è in fase di sviluppo ma la struttura è già decisa: lì si può ancora intervenire sugli indirizzi senza costi. Va bene anche a poche settimane dal lancio; peggio va se il sito è già online.
Il sito è già andato online e ho perso traffico. Si recupera?
Quasi sempre sì, ma serve più tempo. Si parte ricostruendo la mappa degli indirizzi vecchi — con gli strumenti giusti si recupera anche se nessuno l’aveva salvata — e si sistemano i redirect mancanti. Il recupero si vede in genere entro qualche settimana.
Lavori insieme a chi sviluppa il sito?
Sì, ed è il modo migliore. Preparo la mappa dei redirect e le specifiche, chi sviluppa le implementa, io verifico prima e dopo il lancio. Non serve che ci sostituiamo a vicenda.
Serve anche se cambio solo il tema grafico?
Dipende da cosa cambia sotto. Se gli indirizzi restano identici e i contenuti pure, il rischio è basso ma non nullo: le performance e i dati strutturati possono peggiorare. Mezz’ora di controllo prima costa molto meno di un recupero dopo.
Quanto tempo ci vuole per tornare ai livelli di prima?
Con una migrazione preparata bene, il traffico non scende affatto o cala per pochi giorni. Con una migrazione fatta male si parla di mesi, e la parte più fastidiosa è che nel frattempo le posizioni le hanno prese altri.

Quando va online il sito nuovo?

Dimmi la data e cosa state cambiando. In mezz’ora si capisce quanto rischio c’è davvero e cosa va fatto prima — e se il rischio è basso te lo dico, che è un’informazione che vale comunque la chiacchierata.

Prenota una call

Se il lancio è imminente, scrivimi che è urgente: le migrazioni hanno una data.