Il traffico che serve a uno shop non è quello che fa numero
Mille visite che guardano il blog valgono meno di cinquanta che cercano il prodotto con la taglia e il colore. Lavoro sulle keyword transazionali e sulle pagine che le intercettano — categorie, filtri e schede prodotto — perché è lì che si decide un ordine.
La vendita parte da domande consapevoli sui motori di ricerca
Dove si perdono gli ordini, di solito
Su un ecommerce i problemi SEO non sono astratti: si contano in carrelli che non si sono mai aperti.
Su quali piattaforme lavoro
Ognuna ha i suoi limiti e i suoi vizi. Conoscerli in anticipo evita di proporvi cose che su quella piattaforma non si possono fare.
WooCommerce
Il più flessibile, e il più lasciato andare
Su WordPress si può intervenire su tutto, ed è un vantaggio enorme. Il rovescio è che con dieci plugin attivi le performance crollano e le pagine si duplicano da sole: si parte quasi sempre da una pulizia.
Shopify
Comodo, con limiti da conoscere
Gestione dei filtri e struttura degli URL delle collezioni sono i punti dolenti, e non si possono cambiare come su WordPress. Si lavora sapendo dove si può spingere e dove conviene aggirare il problema.
PrestaShop
Molto diffuso nelle PMI italiane
Spesso installato anni fa e mai più toccato, con moduli che si accavallano. Ha buone possibilità di ottimizzazione, ma vanno cercate: quasi nessuno le usa e questo diventa un vantaggio competitivo.
Magento ed enterprise
Cataloghi grandi, problemi grandi
Qui il tema è il crawl budget: con decine di migliaia di URL, far arrivare Google sulle pagine giuste è metà del lavoro. Si interviene su faccettatura, paginazione e priorità di scansione.
Ecommerce custom
Nessuna regola, solo il codice
Le piattaforme fatte su misura hanno problemi unici e nessuna guida a cui affidarsi. Si lavora insieme a chi sviluppa, e questa è la parte in cui l’essere anche tecnico invece che solo SEO fa la differenza.
Se la piattaforma non è in elenco, chiedimelo lo stesso: i principi non cambiano, cambia dove si va a metter mano.
Prima le categorie, poi tutto il resto
Su quasi tutti gli shop il lavoro che rende di più è lo stesso: trasformare le pagine di categoria in pagine vere, capaci di rispondere a chi sta cercando quel tipo di prodotto e non un modello preciso.
Poi si mette ordine nella scansione: filtri e ordinamenti che generano URL infiniti vanno chiusi o gestiti, perché ogni pagina inutile che Google visita è tempo che non dedica alle schede che vendono.
Infine le schede prodotto. Non serve riscriverle tutte — sarebbero migliaia — ma quelle che contano sì, partendo da quelle con margine più alto o già vicine alla prima pagina. È lì che un piccolo miglioramento si sente subito sul fatturato.
Quando ha funzionato davvero
Progetti in cui la crescita organica si è tradotta in fatturato, non in visite.
Su migliaia di pagine serve altro
I tool standard si fermano prima quando il catalogo è grande. Alcune analisi le faccio fare a strumenti che mi sono costruito.
Maphira
Scansiona cataloghi grandi con controlli su misura: è così che vengono fuori i duplicati e le trappole dei filtri.
Lucentix
Incrocia posizionamento, traffico e margini per capire su quali categorie conviene lavorare prima.
SybilLM
Stima quanto può rendere un intervento prima di farlo: su un catalogo grande la differenza fra due priorità vale mesi di lavoro.
Quante referenze hai, e quante ne vendi davvero?
È la prima domanda che faccio, perché la risposta cambia tutto il resto. Mandami l’indirizzo dello shop: in mezz’ora si capisce se il problema è la struttura, i contenuti o l’assortimento — e la terza non la risolve la SEO.
Rispondo io, non un modulo automatico.