Come e perché uso l’AI nei miei contenuti
Hai cliccato sull’avviso in cima a quell’articolo, bene, quello che hai letto è stato scritto con il supporto dell’intelligenza artificiale e ho scelto di dirtelo. Questa pagina spiega come lavoro quando la uso e perché ho deciso di essere trasparente su questo.
Partiamo da una cosa chiara
Uso l’intelligenza artificiale. Lo dico con l’umiltà di chi sta ancora imparando una tecnologia per tentativi, sul campo. Per me è uno strumento potente ma imperfetto, e come tutti gli strumenti dipende da chi lo usa e come.
Sarebbe stupido non farlo. Ho centinaia di argomenti su cui potrei scrivere, esperienze sul campo che voglio raccontarti e che vale la pena documentare e approfondire, temi che i miei lettori cercano. L’AI mi permette di coprire più aree senza sacrificare la qualità, alzandola, in certi casi, perché mi libera tempo per la parte che conta: pensare, verificare, studiare, aggiungere il mio punto di vista.
Ho scelto di essere trasparente su questo perché penso che tu abbia il diritto di sapere come vengono prodotti i contenuti che leggi. E perché la trasparenza, nel mio lavoro, non è un valore di facciata.
Non lavoro da solo
Sul blog ci lavoro insieme a una mia collaboratrice copywriter: Federica Marsano. Non è un dettaglio secondario: significa che molti articoli nascono dall’incrocio di due punti di vista e due competenze diverse. Lei porta la sensibilità narrativa e la cura del testo; io porto la conoscenza tecnica del settore e l’esperienza diretta con i clienti. L’AI entra in questo processo come terzo elemento che porta velocità e amplifica il piano editoriale, senza toccare quello che ognuno dei due porta professionalmente.
Il risultato finale è sempre frutto di questo intreccio. E questo, secondo me, si percepisce.
Il mio processo, senza filtri
Non esiste un unico modo in cui uso l’AI: dipende dall’articolo, dall’argomento, dal tempo che ho. A volte parto da un mio briefing dettagliato e chiedo una prima bozza da rivedere. A volte uso l’AI per raccogliere tutti i dati delle mie ricerche SEO e costruire l’output finale. Altre volte ho già scritto tutto e la uso solo per migliorare la fluidità di un paragrafo.
Quello che non cambia mai, in nessun caso, è questo:
- Il punto di vista è sempre mio. Non pubblico mai un’opinione che non sia la mia. L’AI non ha esperienza sul campo, non ha clienti, non ha commesso i miei errori. Io sì.
- I dati e le fonti li verifico io. Qualsiasi dato presente nei miei articoli è stato controllato prima di essere pubblicato. L’AI può avere allucinazioni (lo sa chiunque la usi seriamente).
- Scrivo solo di cose che conosco o che ho approfondito. Non uso l’AI per scrivere su temi che non padroneggio. Se non sono in grado di riconoscere un errore tecnico nel testo, non sento il diritto di firmarlo.
- La revisione finale la faccio sempre io. Ogni articolo passa sotto i miei occhi prima di essere pubblicato. Non esiste un articolo andato online senza che io l’abbia letto per intero.
Detto questo, certi automatismi stilistici a volte possano sfuggire 🙂
Succede perché durante la revisione la mia attenzione va soprattutto sul significato. Verifico che il contenuto sia corretto, che le immagini raccontino qualcosa, che i video e gli altri elementi arricchiscano davvero la lettura. Preferisco un articolo che funziona e che offre valore rispetto ad un blog post stilisticamente impeccabile ma povero di sostanza.
Una cosa che non mi aspettavo
Leggere le bozze generate dall’AI mi ha insegnato qualcosa di inaspettato: a volte, nel rivedere un testo, mi vengono in mente idee nuove, angoli che non avevo considerato, approcci che poi porto nel mio lavoro vero con i clienti. Lo stesso vale per il vibe coding: usare l’AI per sviluppare funzionalità o automatizzare parti del mio workflow mi ha permesso di alzare il livello dei servizi che offro.
Non l’avrei previsto. E lo trovo onestamente interessante.
Ho fatto i compiti
Prima di integrare l’AI nel mio lavoro ho studiato e sperimentato a lungo, capendo dove lo strumento aiuta e dove inganna. Questi libri fanno parte del percorso:











Perché questa pagina esiste
Avrei potuto non dirlo. Tanti non lo dicono. Ma ho sempre pensato che il modo in cui lavori dica molto di più di quello che scrivi. Questa pagina esiste perché voglio che tu possa concentrarti su quello che leggi sul mio blog, sapendo esattamente l’approccio con cui è stato prodotto.
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