Come si muove il web: ecco il nuovo Web Almanac 2020

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Come si muove il web: ecco il nuovo Web Almanac 2020

Web Almanac 2020 è il rapporto annuale sullo stato del web stilato ogni anno da HTTP Archive. La nuova edizione, pubblicata nel 2021, è quella che registra i dati dell’anno precedente. Per raggiungere questo documento ricco e approfondito, diviso in 4 capitoli, basta cliccare sull’indirizzo almanac.httparchive.org/en/2020. Ma di cosa si parla esattamente in questo documento?

I temi riguardano il contenuto della pagina, l’user experience, i metodi di pubblicazione e la distribuzione dei contenuti. Qui puoi trovare informazioni su velocità di caricamento delle pagine, evoluzioni di aspetti tecnici come la presenza di HTTP/s, uso della sitemap, sistemi di caching e CSS.

Approfondire questi dati è importante per chi lavora sulle web performance e le attività di ottimizzazione SEO. Ma non solo. Ecco perché ho deciso di estrapolare i punti più importanti, almeno secondo la mia prospettiva, per descriverti al meglio i passaggi fondamentali del Web Almanac 2020.

Quali sono i punti fondamentali?

La nuova edizione della guida è composta da 4 capitoli per un totale di 22 paragrafi compilati grazie all’analisi svolta da oltre cento collaboratori che hanno analizzato statistiche e tendenze per tutto il 2020 in modo da lasciare, nel 2021, una guida riassunta in un ebook di oltre 600 pagine che affronta i temi già suggeriti. Vogliamo approfondire? Ecco i punti principali che hanno attirato la mia attenzione.

La SEO al centro del Web Almanac

Come potevamo sicuramente immaginare. L’analisi SEO è un elemento decisivo della ricerca svolta. Uno dei dati più interessanti riguarda le statistiche relative ai vari elementi dell’ottimizzazione.

Ad esempio il tag canonical e il robots.txt sono due elementi che hanno fatto registrare un miglioramento interessante in confronto al 2019, con un uso più diffuso e corretto: una condizione che fa bene alla qualità del web. Pensa che oggi il 25.09% dei robots.txt ha dato risposta non valida rispetto al 27.84% del 2019. Interessante l’evoluzione del contenuto presente sulle pagine web:

This year, the median desktop page was found to have 402 words and the mobile page had 348 words. While last year, the median desktop page had 346 words, and the median mobile page had a slightly lower word count at 306 words. This represents 16.2% and 13.7% growth respectively”.

Mediamente parliamo di una pagina desktop con 402 parole e la pagina mobile con 348 termini. Mentre l’anno scorso, la pagina desktop aveva 346 parole e 306 parole per il mobile. Sempre in media.

Ciò rappresenta, rispettivamente, una crescita del 16.2% e del 13.7%. Interessante anche l’uso degli header: oltre il 60% delle pagine analizzate presenta elementi H1 (compresi campi vuoti).

heading seo

Questi numeri oscillano intorno al 60% quando si parla di H2 e H3 che rappresentano elementi fondamentali per la struttura della risorsa. Scendiamo di molto quando affrontiamo altre intestazioni minori. Fortunatamente il 99% delle pagine web ha un tag title che, in media, raggiunge i 38 caratteri.

Da leggere: come usare Seozoom per la keyword research

Maggior attenzione della sicurezza

Un argomento tra SEO e sicurezza: come si muove l’adozione dell’HTTPS? Abbiamo l’87,70% delle richieste desktop e l’86,90% di quelle mobile su HTTPS. Assistiamo a un evidente livellamento.

Non c’è grande evoluzione della crescita, i vecchi siti web non verranno mai interessati dal passaggio al certificato SSL: probabilmente rimarranno così con tutti i problemi che ne derivano.

https

Qual è il certificato più diffuso? Non è una sorpresa: Let’s Encrypt conquista il primo posto grazie alla presenza di due grandi vantaggi: costo zero e automatizzazione presso i vari provider che lo propongono in automatico nell’acquisto hosting. Da ricordare, però, che per siti web con particolari esigenze – ecommerce, siti di prodotti finanziari – è necessario operare con prodotti più sicuri.

Puntiamo sui CMS per pubblicare

Uno dei passaggi principali del lavoro di analisi svolto dal tomo che porta il nome di Web Almanac riguarda l’adozione dei CMS. Le persone oggi si dedicano alla pubblicazione di siti web basati su content management system? La risposta arriva senza tante attese: sì, aumentano le percentuali di adozione. Ma la sorpresa è evidente: ci sono pochi siti web che investono su questa soluzione.

More than 42% of web pages are powered by a CMS platform, an increase of over 5% from 2019. This breaks down to 42.18% on desktop, up from 40.01% in 2019, and 42.27% on mobile, up from 39.61% in 2019″.

Oltre il 42% delle pagine web si basa su una piattaforma CMS, con un aumento che supera il 5% rispetto al 2019. Interessante notare che ci sono molte pagine web che lavorano in modo differente e non sfruttano le comodità di questa soluzione. E decidono non non accettarne i limiti e le fragilità.

cms

Infatti, non sempre un CMS definito a monte è la soluzione ideale per un progetto web molto ambizioso. Ma quali sono i migliori nomi della lista? Cosa sceglie il pubblico quando si parla di content management system? Senza grandi sorprese, a vincere tutto è WordPress.

L’analisi ha preso come riferimento 222 CMS ma ben 204 (92%) ha una quota di adozione dello 0,01% o inferiore. Quindi sono praticamente marginali. Solo 13 CMS hanno una quota di adozione compresa tra lo 0,1 e l’1% e 4 tra l’1 e il 2%. Solo un CMS supera questa soglia: WordPress, che raggiunge il 31%.

wordpress

Questa quota è 15 volte superiore a Joomla, il content management system più diffuso dopo il valido WordPress. Ma quali sono i suoi risultati in termini SEO? Secondo Lighthouse i CMS mantengono il confronto con i siti web non basati su content management system e a sorpresa WordPress non è neanche il più efficace anche quando si parla di accessibilità (sorprende Squarespace).

Web Almanac e performance online

Ecco uno dei punti sostanziali della ricerca. Anche perché l’evoluzione rispetto al 2019 è stata significativa e questa differenza è stata analizzata attraverso i dati forniti dal Chrome User Experience Report (CrUX). Il punto di partenza significativo: l’arrivo delle metriche comprese nel Core Web Vitals.

Analizzare i siti web alla luce di queste novità, che verranno incluse anche tra i fattori di posizionamento SEO, vuol dire scoprire come hanno lavorato gli sviluppatori per affrontare le nuove sfide del web. Ma anche quelle che sono già presenti da tempo e che richiedono sempre attenzione.

Large Contentful Paint (LCP)

Come si muovono i siti web rispetto al Largest Contentful Paint, vale a dire il tempo di caricamento dell’elemento più pesante dell’above the fold? Buone notizie: una percentuale compresa tra il 43% e il 53% dei siti web analizzati ha buone prestazioni LCP, quindi inferiori a 2,5 secondi di caricamento.

lcp

Questo significa che la maggior parte dei siti web riesce a caricare i media presenti nella prima schermata della pagina web velocemente. C’è una differenza tra mobile e desktop probabilmente determinata da velocità di rete, capacità del dispositivo e dimensioni delle immagini.

First Input Delay (FID)

Il First Input Delay (FID) indica il tempo che passa tra la l’interazione svolta dall’utente, come ad esempio un click su un bottone, e il momento in cui il browser è in grado di rispondere alla richiesta.

fid

Si tratta di una metrica nuova da osservare per ottimizzare il sito web in termini di user experience e search engine optimization. In questo caso abbiamo un risultato desktop quasi del tutto positivo.

Questo è sinonimo che, dai dispositivi fissi, i siti web riescono a ottenere buoni risultati. Qualcosa da migliorare lo troviamo nelle analisi svolte per il mobile, ma i risultati sono comunque buoni.

Cumulative Layout Shift (CLS)

Passiamo adesso al Cumulative Layout Shift (CLS) vale a dire la capacità di una pagina web di rimanere stabile nel momento in cui si presenta. Per intenderci, quando un elemento cambia nel momento in cui il caricamento è avvenuto abbiamo un’esperienza utente limitata. Sorpresa, anche se ci troviamo di fronte a una metrica completamente nuova con i numeri registrati dalla ricerca siamo su buoni risultati.

cls

Secondo i dati raccolti dallo strumento Chrome User Experience Report, sia nel caso di dispositivi desktop che mobile, più della metà dei siti web analizzati ha un buon punteggio CLS.

Un dato interessante: da mobile abbiamo dati migliori. Forse a causa di un’ottimizzazione superiore e un uso di risorse ridotte all’osso per semplificare il caricamento delle pagine web da mobile.

First Contentful Paint (FCP)

Questa metrica – che non fa parte del Core Web Vitals quindi si può confrontare con il 2019 – è utile per definire la velocità percepita dall’utente nel momento in cui cerca di raggiungere una risorsa dato che indica quanto tempo bisogna aspettare per vedere i primi elementi di una pagina web.

Qual è il risultato da presentare? Sia per i rilevamenti desktop che mobile abbiamo brutte notizie. Sembra che, tra 2019 e 2020, ci sia un peggioramento delle condizioni. Confrontando il First Contentful Paint dei dispositivi mobile tra un anno e l’altro osserviamo una diminuzione delle esperienze positive.

fcp

Il 75% dei siti web ha un First Contentful Paint inferiore alla media necessaria per dare una buona esperienza utente. Ma perché questo avviene? Numerosi fattori possono essere responsabili di questa condizione. Ad esempio possiamo elencare la qualità dei server o la gestione delle richieste JavaScript.

Time to First Byte (TTFB)

Il nome chiarisce subito di cosa si tratta: ecco il tempo che deve attendere il browser prima di ricevere il primo byte dal server. Anche se non viene spesso considerato come un elemento decisivo, questo è un valore da osservare con cura perché i suoi problemi possono influire su altre metriche. I dati?

ttfb

Il 76% dei siti web su desktop ha un TTFB da migliorare e la situazione peggiora da mobile perché si arriva all’83%. Il rendering visivo della pagina web è sempre al centro delle attenzioni di chi punta all’ottimizzazione ma spesso si ignora l’importanza e la centralità del lavoro eseguito lato server.

Cosa capiamo dai dati del Web Almanac?

Abbiamo registrati dati positivi riguardo alle nuove metriche del Core Web Vitals, ma la mancanza di miglioramenti significativi rispetto a metriche come il Time to First Byte o il First Contentful Paint fa riflettere sulla necessità di un approccio completo quando si deve affrontare l’ottimizzazione delle performance di un sito web. In sintesi, non basta ridurre il peso delle immagini e ottimizzare il font.

Da leggere: quali verifiche prima di pubblicare un ecommerce

Vuoi approfondire il Web Almanac?

Se tutto questo ti interessa particolarmente puoi procedere in questo modo: scarichi il PDF dell’ebook dedicato alla nuova versione del Web Almanac 2020 e li studi con attenzione. Stiamo parlando di un PDF impegnativo ma puoi sempre dedicare maggiore attenzione a ciò che ti interessa di più, come ad esempio la SEO o l’UX. Senza dimenticare la sicurezza web.

Se invece puoi puntare verso risultati concreti puoi lavorare in un modo differente. Ad esempio puoi chiedermi direttamente una consulenza per avere risultati concreti in termini di web performance, ma anche per realizzare landing page efficaci o seguire il restyling completo del sito web.

Mirko Ciesco

Mirko Ciesco

Web Performer

Sviluppatore web esperto in web performance. Realizza siti web, ottimizza la SEO tecnica e migliora l’usabilità dei siti internet attraverso la web analytics. Collabora con Studio Samo e tiene corsi di web design in Novel Academy a Torino.